
Sentirete spesso dire da un apicoltore, o da un’apicoltrice che hanno imparato tanto dalle api, “ma cosa si potrà mai imparare da un piccolo insetto?”, ci si potrebbe domandare.
Non posso certamente parlare per gli altri, ma posso raccontare cosa ho imparato io.
Prima di tutto la CURA.
Prendersi cura di un insetto che non può essere addomesticato e che quindi tenderà sempre a difendersi perché incapace di comprendere che non siamo lì per fargli del male, inevitabilmente ci insegna ad essere presenti, attenti, premurosi e protettivi anche con chi invece tende ad allontanarci, perché forse, inconsciamente, anche loro vogliono proteggersi per non essere feriti in qualche modo.
Poi, la CALMA.
Rimanere calmi con le api che volano da tutte le parti, che ti si appoggiano addosso e che manifestano visibilmente la loro rabbia cercando di pungerti, ti allena ad essere imperturbabile. Abilità questa utile nelle situazioni conflittuali dove saremo maggiormente capaci di mettere in atto una “osservazione da principiante” sulle dinamiche che accadono, con mente aperta, priva di giudizi e aspettative, lasciando così più facilmente spazio all’azione piuttosto che alla reazione.

La LENTEZZA.
Le api si innervosiscono molto se intorno a loro ci muoviamo velocemente o bruscamente; praticare movimenti lenti e fluidi fa sì che siano più tranquille. Riportando questa modalità nella vita quotidiana insegna a sviluppare una consapevolezza del proprio corpo, così da avere una più congruente comunicazione non verbale e ad avere una precisa e mirata capacità di muoversi nel mondo, attraverso le varie difficoltà da superare.

Fare SILENZIO.
Le api ronzano e a volte lo fanno anche molto rumorosamente; se poi sono tante, tutte insieme che si alzano in volo e ti girano intorno, il ronzio ti entra dentro.
Il loro suono non deve far paura, si allinea perfettamente alla frequenza 432 Hz, considerata armoniosa e benefica perché arriva direttamente al cuore. Ci sono pratiche di meditazione che implicano la produzione di suoni che, forse non a caso, riconducono al ronzio delle api. Per vivere tutto questo è indispensabile fermarsi, sospendere pensieri e parole e farsi pervadere dalla vibrazione.

L’ASCOLTO.
Quando si va dalle api si va con lo scopo di conoscere il loro stato di salute e dal momento che non possono “dirci” come stanno, dobbiamo prestare ascolto a “quello che non dicono”.
Le api tra loro comunicano attraverso movimenti danzanti del corpo, attraverso la vibrazione delle ali che produce particolari ronzii e attraverso la produzione di feromoni; tutto riconoscibile attraverso la vista, l’udito e l’olfatto.
Un bellissimo esercizio di attenzione e osservazione, utile poi per il riconoscimento dell’unico e caratteristico modo di essere delle singole persone; una efficace pratica all’ascolto dei loro silenzi e delle cose non dette, quelle nascoste nei loro stati d’animo.

Il RISPETTO.
Si potrebbe pensare che la vita di un esserino così piccolo non abbia poi molta importanza o che ciò che fa non è poi così tanto utile o speciale, se non solo a produrre miele. Ma se mettiamo il focus sul loro compito disinteressato di impollinazione e sui ruoli che ogni ape riveste all’interno della famiglia a seconda della diversa “età” a cui l’ape appartiene e che per questo è considerata dall’intera stessa famiglia indispensabile alla sopravvivenza del “superorganismo”, non possiamo fare a meno di paragonarci a loro come individui e come società.
Ogni forma vivente, sia essa umana, animale o vegetale, ha le proprie peculiari caratteristiche e, se è qua sulla Terra, ha la sua “missione” da svolgere (sia essa consapevole o inconsapevole) per l’evoluzione della vita di tutti.
GUARDARE AL DI LÀ DELLE APPARENZE.
In apicoltura ci sono momenti di bellezza, di fascino, di sorpresa, ma ci sono molti più momenti di fatica sia fisica che cognitiva. Si lavora principalmente in primavera e in estate, sotto il sole, a volte nelle ore più calde; si sollevano materiali pesanti; si devono programmare le visite in apiario in base agli altri impegni (soprattutto per chi fa apicoltura a livello hobbistico) e pianificare smielature e trattamenti (e poi arriva la pioggia e tutti i piani saltano), … ma nonostante ciò non smetto, non per ora almeno.
Non smetto perché ho imparato a mettere l’attenzione sugli aspetti piacevoli invece che su quelli negativi, anche se sono pochi. Ricevo così molta più gratificazione, fin anche ad apprezzare il sudore e la schiena dolorante; lo stesso accade quando mi trovo a dovermi relazionare con una persona poco gradevole.

E alla fine ho imparato IL MIO STILE, chi sono.
Non esiste un unico modo di fare apicoltura. Ognuno, con il passare del tempo, con l’aumentare della pratica e dell’esperienza, piano piano, trova il suo ritmo, il suo modo di avvicinarsi alle api, il suo modo di comunicare con loro … proprio quello che succede quando iniziamo ad esplorare parti di noi che non conoscevamo e che, se gli diamo modo, tempo e spazio per esprimersi, ci aiutano a scoprire chi siamo realmente.
Gratis et Amore Dei
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Fotografie: Sabrina Calieri